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1° Guerra Mondiale |
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LA PRIMA GUERRA
MONDIALE Dopo un periodo di relativa pace e stabilità politica, nel 1914
l’Europa, e il mondo intero, vengono sconvolti dallo scatenarsi di un
conflitto senza precedenti, che passerà alla storia con il nome di Prima Guerra
Mondiale o Grande Guerra. Questa guerra si differenzia dalle precedenti per
diversi motivi: innanzitutto, coinvolge non solo le grandi potenze europee ma
anche quelle extra-europee come Stati Uniti e Giappone; prevede inoltre un
enorme spiegamento di forze con l’utilizzo di nuove armi (armi chimiche,
aerei, carri armati, sottomarini); è poi una guerra totale, nel senso che tutta
la compagine degli Stati belligeranti (economica, amministrativa, politica) è
al servizio bellico; infine, si avvale di imponenti campagne propagandistiche. Le cause di questo conflitto, cominciato nel 1914 (ma a cui l’Italia
aderirà solo l’anno successivo) sono da ricercarsi nella crisi dei rapporti
internazionali europei, nonché nella rapida e potente ascesa della Germania a
potenza navale (a scapito
dell’Inghilterra) con ripercussioni anche sul mondo coloniale; non ultimi i
movimenti nazionalisti e irredentisti, soprattutto in alcune zone strategiche
dell’Europa (i Balcani, l’Alsazia e la Lorena, il Trentino e Trieste). L’occasione per l’inizio del conflitto è data dall’attentato a
Sarajevo, da parte di un indipendentista slavo, all’erede al trono austriaco
Francesco Ferdinando: l’Austria manda immediatamente un ultimatum alla Serbia,
la quale, non accettandolo, scatena la dichiarazione di guerra (28 luglio 1914). Nel giro di pochi giorni scatta il sistema delle alleanze, che vede
schierate da una parte Austria e Germania e dall’altra Inghilterra, Francia e
Russia, che si mobilita in difesa della Serbia. La Germania a sua volta non
perde l’occasione di invadere la Francia passando attraverso il Belgio e
violandone così la neutralità, sancita da un accordo internazionale; la cosa
suscita molto scalpore in Inghilterra, che scende in campo al fianco della
Francia. L’intenzione tedesca è quella di portare avanti una “guerra di
movimento”, cioè rapida e veloce, contando su una forte organizzazione
militare, ma il tentativo fallisce e il conflitto si rivelerà lungo ed
estenuante, combattuto nelle trincee. Dopo l’avanzata tedesca in Francia (fermata a soli 40 Km da Parigi sul
fiume Marna) e il blocco continentale operato dall’Inghilterra grazie alla sua
potente flotta, nel 1915 anche l’Italia entra in guerra. L’opinione pubblica
è divisa fra “neutralisti” e “interventisti”, ma
il governo si allea segretamente con la Triplice Intesa (Inghilterra,
Francia, Russia) con il Patto di Londra (26 aprile 1915): secondo questo
accordo, l’Italia si impegna nella
guerra contro l’Austria e, in caso di vittoria, riceverà le terre irredente
del Trentino, dell’Alto-Adige, Trieste, Istria e la città di Valona in
Albania; il 23 maggio l’Italia entra in guerra. Anche sul fronte italo-austriaco il conflitto si presenta subito lento,
terribile, crudele, combattuto essenzialmente nelle trincee scavate nelle
montagne del Friuli da soldati reclutati fra le fasce più povere della
popolazione. Il 1917 vede due cambiamenti che risulteranno determinanti per il
successivo andamento della guerra: da un lato, l’ingresso nel conflitto degli
Stati Uniti a fianco dell’Intesa e contro la Germania; dall’altro, il ritiro
della Russia, impegnata entro i propri confini con la Rivoluzione. Per l’Italia è un anno duro e buio: l’offensiva
austriaca si fa sempre più pressante e l’esercito italiano subisce una
pesante sconfitta a Caporetto (24 ottobre). I disagi e le difficoltà creati
dalla guerra hanno ripercussioni importanti anche sulla vita economica e sociale
del paese, si verificano scioperi e manifestazioni, e il governo è costretto a
fare grandi promesse ai soldati per risollevarne il morale ed evitare defezioni
e ammutinamenti (per es., garantire la terra ai contadini, una volta finita la
guerra). Il 1918 è l’anno decisivo e conclusivo del conflitto: sul fronte
franco-tedesco, i francesi riescono a ottenere la vittoria; sul fronte
italo-austriaco, l’esercito italiano, guidato da un nuovo generale, Armando
Diaz, riesce a conquistare Trento e Trieste, giungendo così all’armistizio
con l’Austria (firmato il 4 novembre) e quindi alla pace. Nella Conferenza di Pace, che segue la fine del conflitto e che si tiene
a Parigi, i paesi perdenti vengono duramente penalizzati (soprattutto la
Germania con il Trattato di Versailles) e prevalgono gli interessi delle due
potenze europee, Francia e Inghilterra. Per quanto riguarda l’Italia, le
vengono concessi i territori del Trentino, dell’Alto-Adige, Trieste e
l’Istria, grazie allo smembramento dell’impero austro-ungarico, da cui
nasceranno nuove realtà territoriali e politiche (anche se non sempre
rispettose delle varie etnìe): Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia. Per l’Italia rimane, però, in sospeso la questione della città di
Fiume: il trattato di pace non ne prevede l’annessione alla penisola e nel
settembre del 1919 un gruppo di
volontari guidato dal poeta Gabriele D’Annunzio prende possesso della città
instaurandovi un vero e proprio governo detto “reggenza del Carnaro”. In
seguito, Fiume diventerà città libera con il trattato di Rapallo, stipulato
fra Italia e Jugoslavia. La guerra si conclude quindi per l’Italia
come un prolungamento dell’epoca risorgimentale e dà al nostro paese
un aspetto più vicino a quello odierno; tuttavia, a livello internazionale le
soluzioni dei vari trattati di pace risulteranno poco rispettose nei confronti
delle identità nazionali dei diversi popoli europei e saranno fonte di nuovi
conflitti. FIORA
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