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Ah forse è lui ... |
Riflessioni
linguistiche Quegli: plurale maschile dell’aggettivo dimostrativo
“quello”. Esso è usato in italiano per riferirsi a persone, cose o animali
lontane da chi parla. Per la formazione del maschile e del femminile segue la
regola dell’articolo determinativo. Davanti ad un sostantivo maschile che
inizia con una consonante avremo, quindi, la forma “quel” (il) (es. quel
tavolo); davanti ad un sostantivo maschile che inizia con una vocale la forma
“quell’” (l’) (es: quell’ albero); davanti ad un sostantivo che
inizia con la consonante “s” seguita da un’altra consonante, o dalla
consonante “z” o da “p+s”, “p+n”, “g+n”, la forma “quello”
(lo) (es. quello studente, quello zaino etc.). Per il plurale
maschile avremo le corrispondenti forme “quei” (i), “quegli” (gli) e
“quegli” (gli). Il femminile singolare sarà “quella” (la) o
“quell’” (l’), mentre il plurale sarà “quelle” (le). Saria:
sarebbe. Forma arcaica del condizionale presente del verbo “essere”. Conobbi:
passato remoto prima persona singolare del verbo “conoscere”. Godea:
godeva. Forma arcaica dell’indicativo imperfetto del verbo “godere”. Ascese:
passato remoto del verbo “ascendere”. Accese:
passato remoto del verbo “accendere”. Degg’io: devo. Forma arcaica dell’indicativo presente del verbo “dovere”. Scorra: presente congiuntivo del verbo “scorrere”.
Troviamo qui il congiuntivo in una frase dipendente perché nella frase
principale è presente un verbo che indica volontà (io vò = io voglio)
del soggetto che parla. In generale, uno dei modi in cui il congiuntivo viene
usato nelle frasi dipendenti e strettamente collegato alla presenza nella
principale di verbi che esprimono la soggettività di chi parla. Tali verbi
possono esprimere opinione (penso che, credo che, ritengo che, immagino che,
suppongo che etc.), paura (temo che, ho paura che etc.), speranza (spero che, mi
auguro che etc.), dubbio (dubito che, non sono sicuro/certo che), attesa
(aspetto che, attendo che), felicità (sono felice/contento che).
Commento per gli esperti La struttura della lunga scena con la quale Violetta chiude il primo atto e quella di un recitativo con l’aria in andante, seguita da un altro recitativo e da una brillante cabaletta. Nel primo recitativo “E’ strano”
Violetta riflette sulla possibilità che un vero amore possa finalmente dare una
svolta alla sua vita. E magistrale il modo in cui Verdi connota psicologicamente
il personaggio di Violetta che sembra quasi essere un “doppio personaggio”:
prima rifiuta di ammettere a se stessa il proprio amore, ma poi, trascinata in
esso senza che se ne renda conto, finisce con l’obbedirgli.
Nell’andante “Ah, fors’è lui”
Violetta esprime il desiderio di una nuova vita con la persona che forse ha
sempre sognato. Esso, strutturato su di un semplice disegno minore-maggiore, “è
musica bellissima presa sia in sé sia colta nella sua collocazione
all’interno dell’opera” (Budden). Segue un recitativo nel quale Violetta abbandona
quelle che, mentendo a se stessa, considera delle fantasticherie, e con senso di
autocommiserazione si chiede perché una povera ragazza abbandonata nel popoloso
deserto parigino, senza nessuno che la aiuti, non debba darsi alle sole gioie
che il suo mestiere di prostituta, sebbene di alto bordo, (lo stesso Verdi non
esita a definire Violetta una “puttana”) le consentono di vivere. Nella cabaletta che segue “Sempre libera degg’io”
Violetta ribadisce la sua volontà di continuare a vivere ricercando solo
il piacere immediato e passeggero. L’orchestrazione è, stilisticamente,
“caratterizzata da sporadici raddoppi, rapidi arpeggi pizzicati dei
violoncelli a conferire agitazione e largo impiego di tromba e ottavino. La voce
è tutta scale e gorgheggi sempre più acuti che esprimono assai bene la
febbrile allegria del personaggio” (Budden). Nell’ultima parte della scena si ascolta Alfredo
che ripete ancora una volta il suo ritornello “Amor ch’è palpito”,
accompagnato da un’arpa fuori scena. Violetta ha un attimo di debolezza, ma
subito si riprende e scaccia il pensiero di un amore romantico con una versione
abbreviata del precedente recitativo. Nella ripresa della cabaletta riafferma
ancora una volta l’intenzione di abbandonarsi al piacere passeggero. Irrompe
in finale la voce di Alfredo, ma, per il momento, l’amore è sconfitto. ANTONIO
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