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CORTIGIANI, VIL RAZZA DANNATA (Atto secondo – scena quarta)
La scena nel Palazzo ducale di Mantova. Rigoletto, dopo essersi reso conto del rapimento di Gilda, vi si precipita in cerca della figlia. In una stanza del Palazzo avviene l’incontro tra Rigoletto e i cortigiani. Ecco come il buffone si rivolge ad essi.
Riflessioni linguistiche Vendeste: passato remoto di "vendere". L’uso di questo tempo per indicare un’azione passata è molto frequente nell’Italiano dell’opera. Nell’Italiano parlato di oggi, tuttavia, esso è ormai sostituito dal passato prossimo, specialmente nelle regioni settentrionali. La rendete: imperativo del verbo "rendere". Qui il pronome personale oggetto viene messo prima della forma verbale. Nel linguaggio comune, invece, nell’imperativo informale (tu, noi, voi), i pronomi seguono la forma verbale e costituiscono con essa un’unica parola (ad esempio: rendetela). Fora: sarà. Paventa: teme. E’ riconoscibile in questa parola la radice latina "pavor", che in italiano può essere tradotta con paura. Termini di uso comune che hanno la stessa radice sono il verbo spaventare (=fare paura), il relativo sostantivo spavento e l’aggettivo spaventoso (=che fa paura). M’aprite: cfr. La rendete. Core: cuore. Pietate: pietà. Dal latino "pietas, -atis". Vegliardo: vecchio. Questa parola viene oggi usata con un senso di particolare rispetto o per scherzo
Commento per gli esperti Lo scontro di Rigoletto con i cortigiani è sicuramente una delle scene più intense ed emozionanti dell’opera. Il canticchiare del buffone all’inizio della scena terza ("La ra, La ra") mostra un’indifferenza, con la quale egli dissimula la disperata ricerca di un indizio di Gilda. Nella scena seguente un susseguirsi quasi schizofrenico di stati d’animo porta Rigoletto a scagliarsi furiosamente contro i cortigiani, per poi tentare in modo patetico di conquistare la compassione di Marullo. Il modularsi delle emozioni viene splendidamente rilevato da un accompagnamento musicale affannato e dal continuo spostamento delle tonalità con l’aumento dei bemolli: dalla sfida al pianto angosciato, fino alla disperata supplica, quest’ultima espressa con la voce del corno inglese accompagnata da un violoncello solo.
ANTONIO |