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LUCANIA

 

In questo articolo, cari amici, sarò poco parziale, perché vi parlerò della mia terra, la Lucania o Basilicata. I Calanchi Questa piccola regione rappresenta geograficamente il cuore del sud, inserita com’è tra Calabria, Puglia e Campania. Le sue città più importanti sono Potenza e Matera, i due capoluoghi di provincia. E’ una delle terre meno conosciute e più misteriose d’Italia e forse proprio per questo riesce ad affascinare il visitatore, che viene travolto dai contrasti morfologici che ne fanno una regione ora dolce e accogliente, ora selvaggia e dura. E’ l’unica regione italiana ad avere due nomi; Lucania, il nome più antico, significa, secondo alcuni, terra dei boschi, dal latino Lucus (bosco), secondo altri invece terra della luce. La Lucania classica occupava il territorio interno dell’attuale Basilicata, ai cui confini erano stanziate altre stirpe italiche: gli Enotri e i Sanniti a nord, Messapi e Japigi a est e Greci a sud. Il nome Basilicata le venne dato all’epoca dell’impero Bizantino, dal nome di alcuni suoi funzionari, i cosiddetti Basilikoy.

Partendo dalla costa tirrenica, lunga circa 32 chilometri e famosa per le sue scogliere e le sue numerose grotte, tra cui la Grotta di Marina di Maratea con stalattiti e stalagmiti, è possibile ammirare la sua lussureggiante vegetazione mediterranea, con ulivi, querce, rosmarino e ginestre. Se ci si sposta all’interno, il verde meraviglioso e rinfrescante dei boschi dell’Appennino lucano si alterna al rosso delle Dolomiti lucane e all’ocra dei Calanchi, e si ha l’impressione di passare, per l’alternarsi delle forme e dei colori., da un’oasi sahariana al deserto. Si arriva così sulla costa orientale, lunga circa 40 chilometri, con le sue spiagge larghe e sabbiose che fanno pensare alla California e il suo mare, lo Ionio, dalle acque sempre molto calde e di un azzurro intenso.La Costa Jonica

L’economia, storicamente basata sull’agricoltura e l’allevamento di bestiame, ha subito un’impennata negli ultimi anni, tant’è che la Basilicata è diventata modello di sviluppo per il Meridione, con un aumento del prodotto interno lordo nel 1999 dell’otto per cento, contro l’uno per cento delle altre regioni del sud, e un aumento delle esportazioni del 138 per cento. Questo incredibile exploit è dovuto alla nascita del distretto industriale di Melfi, costituito attorno allo stabilimento Fiat, e del distretto del divano, nei pressi di Matera. Ma la vera miniera d’oro ( oro nero per la precisione) è costituita dai giacimenti di petrolio scoperti negli ultimi anni, ossia il giacimento nella Val d’Agri, il più grande del suolo europeo, e quello della Valle del Sauro. I due impianti forniranno a pieno regime centocinquantamila barili di petrolio al giorno.

Nonostante tutto questo, tra la gente si trovano persone molto ricche e persone davvero povere, che vivono di agricoltura e che utilizzano spesso tecniche di produzione vecchie e superate.

Le Dolomiti LucaneQuesto è uno degli altri aspetti affascinanti di questa regione, la sua gente, ora aperta e cordiale, ora diffidente ed ostile verso lo straniero. La cultura dominante è quella contadina, e questo fa sì che ci sia un attaccamento alle tradizioni sconosciuto in altre parti d’Italia. Nei paesi dell’interno è difficile incontrare donne anziane con i capelli corti, poiché tagliarsi i capelli a una certa età può significare o sfacciataggine, oppure scarsa pulizia - in passato le donne erano costrette a tagliarsi i capelli quando avevano i pidocchi-; in alcuni paesi è ancora in uso l’abito tradizionale, che gli anziani continuano ad indossare tutti i giorni. Se vi capita di visitare Pisticci, uno dei paesi più caratteristici della provincia di Matera, con le sue casette bianche, incontrerete sicuramente tante vecchiette vestite come la donna rappresentata sull’etichetta dell’Amaro Lucano, che proprio lì viene prodotto.

Ogni evento fondamentale della vita è legato ad usanze particolari che tuttora vengono gelosamente conservate dai Lucani.

Partiamo per esempio dalla nascita, uno degli eventi più belli e affascinanti. E’ necessario fare in modo che il nascituro, oltre ad essere sano, sia anche bello, e una garanzia per questo consiste nell’offrire alla donna incinta qualsiasi cosa si stia mangiando, per evitare che la cosa non data possa stamparsi sul viso del nascituro (la cosiddetta voglia). Tuttavia la futura mamma può, nel caso in cui non le venga offerto il cibo in questione, scongiurare il pericolo portandosi la mano destra sul sedere!

Ancora oggi al neonato viene imposto il nome dei nonni paterni, della nonna se è una femmina, del nonno se è un maschio. L’attaccamento alla vita è fortissimo nella gente di questa regione ed è per questo che le malattie e la morte fanno tanta paura e sono spesso legate ad antiche credenze popolari.

Quando ad esempio si va incontro a distorsioni o a mal di testa fortissimi, oltre alla medicina moderna, è possibile ricorrere altresì ad alcune donne anziane, depositarie di formule magiche e sacre che provvedono a guarire da questi mali in poco tempo. Il potere di guarire dal mal di testa lo si acquista recitando per tre anni di seguito durante la notte di Natale alcune preghiere segrete. Io mi ricordo che, quando vivevo in Lucania, ho fatto ricorso tante volte a questa pratica, anche perché mia nonna era una delle tante guaritrici del mio paese. La causa del mal di testa era dovuta all’invidia che qualcuno aveva provato nei confronti del malcapitato che si era beccato il terribile dolore. Mi ricordo che mia nonna recitava delle strane preghiere e mi segnava la fronte con il segno della croce. Se sbadigliava molto durante il rito, ciò significava che il problema era di sua competenza, e dal tipo di sbadigli, riusciva a capire se l’invidioso era un maschio o una femmina; se non sbadigliava affatto mi consigliava semplicemente di prendere un’aspirina. Alla fine spegneva in una bacinella con acqua e sale tre carboni ardenti e vi tracciava sopra un segno di croce, continuando a recitare le sue preghiere. Quell’acqua, che serviva per purificare la mia fronte, veniva poi buttata ad un crocevia e il primo sfortunato che passava di lì si beccava il mio mal di testa. Mi ricordo ancora che io, bambino, mi mettevo di guardia dietro alla finestra e aspettavo che qualcuno passasse, per poi correre felice dalla nonna e comunicarle il nome della vittima.

Anche la morte e i suoi riti sono da ricordare. Il lutto è in alcuni paesi "strettissimo", le donne si vestono di nero per un tempo tanto più lungo quanto più giovane è il morto. Non si cucina quando c’è un morto in casa; sono parenti e vicini a portare per affetto e rispetto il cibo ai familiari più stretti del defunto, che però spesso si rifiutano di mangiare per giorni. A volte, convinti del fatto che l’anima del defunto abbandoni la casa dopo tre giorni, si usa lasciare nella stanza del morto una fetta di pane e un bicchiere d’acqua. Collegato alla morte è il mese di novembre, il mese dei Defunti. Ebbene, durante tutto il mese non ci si può sposare, non si può far visita a bambini nati da poco e così via.

Bellissime sono le feste religiose in onore del Santo Patrono che si celebrano in ogni paese con processioni, gare e concerti, e anche le feste laiche, prima fra tutti quella che segue all’uccisione del maiale e che avviene nel periodo di Natale. La famiglia si riunisce per l’occasione e in circa tre giorni, trasforma il maiale in buonissime salsicce, soppressate e prosciutti. La sera si mangia tutti insieme e si beve vino . Nessuna parte del maiale viene sprecata, con le orecchie e i piedi, per esempio, si fa un’ottima carne in gelatina e la vescica serve per costruire uno strumento musicale utilizzato per le serenate di Carnevale. Albino Pierro, uno dei poeti lucani più famosi, ha dedicato una poesia in dialetto a questo importante evento.

Quanne accirìine u porc

Quando uccidevano il porco

Quanne accirìine u porc,

mi ni scappèie adàvete chiangenne

e sunèie ‘a catarra cchi nun sente

chille grire strazzète.

Ma quanno po mi fèce grannicèlle

mi ci chiantèje tise ‘nmenz’ ‘a gente

e pure jé, cch’i vrazze affurtichète,

j’ère tante cuntènte

di rèje ‘u père

e appuntillé i chinucchie

dasupre a quillu porc ca murìite

da tutte chille mène attenagghiète.

L’avère rutt ‘a chèpa cchi na pètra

si angùne mi dicìite,

nun mbogghia a Die,

ca j’ère ancore zinne:

je c’apprime chiangìje

e le guardèje amère

chilla murra arraggète di cristiène

ittète supr’u porc ca scamàite

cch’i grire c’arrivaàine a la Pullere.

Quando uccidevano il porco,

me ne scappavo di sopra piangendo

e suonavo la chitarra per non sentire

quelle grida lacerate.

Ma quando poi mi feci grandicello

mi piantavo teso in mezzo alla gente

e pure io, con le maniche rimboccate,

ero tanto contento

di reggere il piede

e di puntellarmi con le ginocchia

sopra il porco che moriva

da tutte quelle mani attanagliato.

Gli avrei rotto la testa con una pietra se,

Dio non voglia,

qualcuno mi avesse detto

che ero ancora piccolo:

io che prima piangevo

e lo guardavo triste

quel branco furente di cristiani

gettati sopra il porco che strepitava

con le grida che arrivavano alla Via Lattea.

 

La gastronomia è fatta di piatti molto semplici e con ingredienti di produzione regionale. Si va dalle bruschette condite con l’olio d’oliva o la sugna (grasso di maiale) ai primi piatti, costituiti da pasta fatta in casa e condita con sughi di carne o di pesce. I secondi sono a base di carne di capretto e agnello - famosissimi sono gli involtini fatti con le interiora di agnello, i cosiddetti gnumm’riedd - e sono in genere accompagnati da verdura, che a tavola non manca mai. Ottimi i salumi e i formaggi. I vini più noto sono l’Aglianico del Vulture e il Moscato.

Per il turista viaggiare in Basilicata è senza dubbio affascinante ed insolito, sia per lo splendido paesaggio, sia per la commistione tra presente e passato che è possibile ritrovare in ogni angolo dei suoi paesini, in ogni sguardo e in ogni gesto della sua gente.

ENZO