Gergo giovanile
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I  GERGHI  GIOVANILI  

 La parola “gergo” deriva probabilmente dall’antico francese jargon, che significava “gorgheggio degli uccelli”, quindi una lingua incomprensibile. In effetti, anche oggi parliamo di  “gerghi” quando vogliamo riferirci a una varietà particolare di lingua usata da un numero ristretto di persone, spesso (ma non sempre) a fini criptici, di segretezza (pensiamo per esempio al gergo della malavita!).

I gerghi o varietà giovanili condividono con gli altri alcune caratteristiche importanti: prima di tutto, il linguaggio gergale ha sempre come utenti un gruppo omogeneo di persone legate da un’attività lavorativa o un interesse o una condizione (per es., andare a scuola, frequentare la stessa palestra, la stessa discoteca, lo stesso bar, nel caso dei giovani); in secondo luogo, i gerghi hanno come fine l’autoaffermazione del gruppo (particolarmente sentita è l’appartenenza al “branco” nel periodo dell’adolescenza) e, nel caso degli studenti e dei giovani, anche il divertimento; infine, i gerghi hanno tutti un carattere convenzionale, nel senso che si innestano in modo parassitario nella lingua, ne “rubano” e ne trasformano il lessico secondo convenzioni ben precise.

Le varietà giovanili, tuttavia, presentano un altro aspetto importante e peculiare: la loro instabilità e transitorietà. Se ci pensiamo bene, infatti, il gruppo di utenti cambia continuamente e questo fa sì che anche il gergo usato si  rinnovi a un ritmo incredibile (un ritmo “generazionale”), come tutti noi possiamo constatare, essendo stati tutti, prima o poi, “giovani”.

È difficile quindi parlare di un  (unico)  gergo giovanile, poiché, oltre alla rapidità con cui si trasformano queste varietà linguistiche, dobbiamo considerare anche la loro eterogeneità dal punto di vista dello spazio e dei registri di formalità: un adolescente di Napoli si esprimerà in modo diverso da uno di Venezia, ed entrambi useranno parole differenti parlando con un professore invece che con un amico!

Sembra allora impossibile fotografare la lingua (a maggior ragione) in movimento dei giovani italiani, sebbene continuamente si facciano dei monitoraggi (esistono anche dei dizionari on-line) e alcune parole siano entrate anche nel linguaggio comune (per es., prof, casino, gasato).

È possibile, tuttavia,  individuare alcuni meccanismi di formazione delle parole che (pur con le premesse appena fatte) valgono in generale per tutti i gerghi giovanili; ecco qualche esempio:

           uso di metafore: una cifra (= molto, parecchio), canotto (= una ragazza che si è rifatta le labbra o il seno);  

           abbreviazioni e troncamenti: mega (= grande), prof (= professore), raga (= ragazzi);

         forestierismi: flesciare (= colpire, andare fuori di testa, dall’ingl. flash), gym (= ginnastica, palestra), fly down (= stai calmo), cucador (= uno che “cucca”, che ha successo con le ragazze);

           tecnicismi: amorfo (= una persona insignificante), fuso (= distrutto, molto stanco), rimorchiare (= avere successo con, conquistare una ragazza).

Oltre a ciò, i giovani di oggi (e di ieri) fanno uso anche di dialettalismi, cultismi, sigle e acronimi (soprattutto nella lingua scritta, pensiamo ai messaggi SMS), iperboli, senza tralasciare ovviamente il turpiloquio (le cosiddette “parolacce”) soprattutto legato alla sfera sessuale, e l’uso di parole prese in prestito da altri gerghi, per es. quello dei tossicodipendenti (canna, cannarsi, sballo, calarsi).

Vi lascio con un gioco: provate a trovare l’esatto significato delle parole gergali che seguono; ma, quando l’avrete trovato (non è poi così difficile se riflettete su quanto appena detto), prima di usarle, pensateci due volte, perché (ahimé!) potrebbero essere già obsolete !!!

 

conigliare

manza

oc

quiko

sclerare

sdraiona

tonno

zuccherino

 

 

sveltina, rapporto sessuale molto veloce

pasticca d’ecstasy

ragazza di facili costumi

avere paura

okay

ragazza che piace

uscire di testa, impazzire

una persona imbranata

 

  FIORA