La Storia del Palio
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I tre palii del Duemila


LA STORIA DEL PALIO E DELLE CONTRADE

Che cosa è il Palio ? E’ una corsa di cavalli, ma non solo. E’ una festa, ma anche qualcosa di più. Il Palio è magia, colori, tensione, emozione, superstizione, religione, rivalità e felicità.

Molto è stato scritto sul Palio ed è infatti ben difficile raccontarlo in poche parole; qui troverete semplicemente una breve storia di questa grande manifestazione senese, quale punto di partenza per conoscere una nuova realtà.

A Siena, il Palio si corre due volte l’anno, in estate: il 2 luglio e il 16 agosto. La corsa dei cavalli sull’anello di tufo di Piazza del Campo dura lo spazio di 1-2 minuti, ed è il punto di arrivo di una serie di preparazioni e di celebrazioni che durano tutto l’anno e culminano nei giorni precedenti la corsa.

 

Ma quando sono nati il Palio e le contrade?

 

Siena oggi è divisa in 17 ‘contrade’ (= quartieri, parti, zone); il numero fu definitivamente fissato nel 1730, quando la Principessa Violante di Baviera Medici stabilì i nuovi confini per ciascuna di esse (Siena faceva allora parte del Granducato di Toscana). Ma, risalendo indietro nel tempo, troviamo testimonianza di un numero maggiore di contrade, trenta, quaranta, forse più. Le contrade avevano avuto prima di tutto un’importanza militare, politica e religiosa nella vita del libero comune senese, e mantennero sempre una certa autonomia nella storia della città. I nomi attuali delle contrade comparvero per la prima volta nel 1370; verso la fine del 1400 si registrarono 42 contrade. Dopo circa cento anni il numero si ridusse ancora e si fermò a 23: sei di queste nel tempo sono scomparse perché i loro territori sono stati inglobati da contrade più potenti o più grandi e oggi si chiamano ‘contrade soppresse’ (sono Spadaforte, Quercia, Leone, Orso, Gallo, Vipera), mentre una, l’Aquila, momentaneamente scomparsa, riacquistò il suo posto nel 1718.

Le 17 contrade di oggi sono: Aquila, Bruco, Chiocciola, Civetta, Drago, Giraffa, Istrice, Leocorno, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Valdimontone, Tartuca, Torre.

 

La storia del Palio come ‘corsa equestre’ si inserisce nella tradizione dei tornei e delle giostre medievali. Per alcuni secoli (dal 1300 alla fine del 1800), a Siena si è corso il cosiddetto Palio ‘alla lunga’: i cavalli attraversavano la città, partendo da Porta Camollia (a nord) o da porta Romana (a sud) per raggiungere il Duomo. Era una manifestazione molto importante in occasione della Festa di Mezz’Agosto (15 agosto), a cui le contrade cominciarono a partecipare solo dal 1581 in poi. Nel frattempo, altri due spettacoli davano modo alle contrade di essere protagoniste: la Caccia ai Tori e la Bufalata. Entrambe si svolgevano in Piazza del Campo: la prima durò fino al 1597 e fu sostituita due anni dopo dalla seconda, fino al 1650.

Ma già all’inizio del XVII secolo, aveva fatto la sua comparsa il Palio definito ‘alla tonda’ (cioè, quello attuale, corso intorno al Campo), il cui successo fu dovuto fra l’altro a un particolare episodio, leggendario e miracoloso: nel 1594 un soldato ubriaco sparò con il suo archibugio contro la statua della Madonna di Provenzano, danneggiandola; ma, nello stesso momento, anche l’archibugio scoppiò e il soldato morì. Per i Senesi, ciò fu un segno della protezione della Vergine sulla città. Cominciarono i pellegrinaggi, fu costruita una chiesa e nel 1656 fu istituito il Palio del 2 luglio in onore della Madonna di Provenzano. Fu l’atto di nascita del Palio moderno, ulteriormente rimodificato e aggiustato nella prima metà del 1700 sotto il Governo di Violante di Baviera, la quale provvide a stabilire che solo dieci contrade (e non tutte, insieme) potessero partecipare, per evitare incidenti gravi durante la corsa. Intanto, nel 1689, era nato il Palio ‘alla tonda’ del 16 agosto, dedicato alla Madonna Assunta.

Da allora, il Palio è rimasto pressoché invariato, non ha subito l’accelerazione dei tempi moderni, però continua non solo a sopravvivere, ma a vivere. Quando la Piazza è coperta di tufo e i cavalli escono dall’Entrone (il cortile) del Palazzo Pubblico, a Siena si respira un’aria senza tempo; cambiano le persone, gli ospiti illustri, i cavalli, i costumi, ma la magia resta.

 

Un’ultima curiosità, linguistica: la parola ‘palio’ deriva dal latino pallium, "mantello, arazzo", e sta ad indicare il drappellone di seta dipinto che la contrada vincitrice riceve e che a Siena si chiama familiarmente ‘cencio’.

 

FIORA