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Elezioni 2001 |
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LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2001 (Maggio 2001)
Dopo le false partenze, i “ribaltoni” e gli intrallazzi politici da “Prima Repubblica”, sono in molti a considerare il risultato delle elezioni politiche del 13 maggio come la prova che in fondo il nuovo sistema elettorale, introdotto nel 1993, è in grado di funzionare, garantendo l’alternanza politica e, auspicabilmente, un certo margine di stabilità governativa. Dopo cinque anni di governo di centro-sinistra la maggioranza degli italiani ha deciso di voltare pagina e di affidare la guida del Paese alla coalizione di centro-destra e al suo leader Silvio Berlusconi, con un consenso tale da assicurare un governo stabile per tutta la durata della prossima legislatura. La netta, anche se non schiacciante, vittoria elettorale della Casa delle Libertà (questo il nome, con il quale il centro-destra si è presentato agli elettori) ha infatti permesso alla coalizione di ottenere complessivamente 368 seggi alla Camera dei Deputati contro i 242 dell’ Ulivo (lo schieramento di centro-sinistra), mentre al Senato i seggi assegnati sono stati 177 contro 125. Nella casa delle Libertà il maggior successo elettorale è stato ottenuto da Forza Italia, il partito guidato dal candidato premier della coalizione Silvio Berlusconi, che, con l’appoggio determinante dell’elettorato moderato, è passato dal 20.6 % delle elezioni politiche del 1996 al 29.4 % attestandosi come prima forza politica del Paese. Alleanza Nazionale, secondo partito della coalizione, ha registrato una sostanziale tenuta rispetto alle precedenti consultazioni elettorali registrando una percentuale di voti pari al 12 %, mentre il CCD-CDU, i partiti “centristi” riuniti per la prima volta sotto il simbolo comune del Biancofiore, si sono dovuti accontentare di un modesto 3.2 %. Il vero sconfitto nella Casa delle Libertà sembra però essere stata la Lega Nord di Umberto Bossi. Il partito del “senatur”, a detta del suo stesso leader, ha pagato l’alleanza elettorale con il centro-destra con una fuga di voti dell’elettorato leghista “duro”, che ha fatto scendere il partito dall’8.4 % delle politiche del 1996 al 3.9 %, appena al di sotto della soglia del 4 % necessaria per l’elezione di deputati e senatori nella quota proporzionale. Nel campo avverso, che presentava come candidato premier l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, la principale sconfitta è stata subita dai Democratici di Sinistra passati dal 20.3 % delle politiche del 1996 al minimo storico del 16.6 %. Il Partito dei Comunisti Italiani si è attestato all’1.7 % mentre il centro della coalizione riunito sotto il simbolo della Margherita (Democratici, Partito Popolare, UDEUR e Rinnovamento Italiano) ha conquistato un soddisfacente 14.5 %. Tra i cosiddetti “non allineati”, che hanno scelto di non stringere alleanze elettorali con nessuno dei due principali schieramenti, Rifondazione Comunista è l’unica forza politica che abbia registrato una sostanziale tenuta con una percentuale di voti del 5.0 % rispetto al 5.1 % delle elezioni regionali del 2000 (il confronto con le elezioni politiche del 1996 non è possibile, essendo intervenuta nel frattempo la scissione del Partito dei Comunisti Italiani). Nessuna delle altre forze politiche “non allineate” è invece riuscita a superare la fatidica sogli del 4 % nella quota proporzionale. I Radicali della Lista Bonino hanno ottenuto il 2.3 %, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro il 3.9 % e Democrazia Europea, il partito di più recente costituzione fondato dall’ex sindacalista Sergio D’Antoni con il “patrocinio” di Giulio Andreotti, un modesto 2.4 %. ANTONIO |