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Gran tour |
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LA SIENA DEL GRAND TOUR Se torniamo indietro nel tempo a tre o quattro secoli fa, scopriamo una Siena in parte profondamente diversa da quella attuale, in parte sorprendentemente simile. È l’epoca del Grand Tour (1600-1750 circa), cioè di quel viaggio intrapreso dai giovani di buona famiglia attraverso il continente europeo (soprattutto Francia e Italia); è un viaggio di scoperta, di esperienze, di studio, di vita, ci si aspetta che questi rampolli dell’aristocrazia e della borghesia si formino per diventare in futuro diplomatici e dirigenti; di solito sono accompagnati da un tutor, ed ecco allora comparire l’intellettuale, il poeta, lo scrittore, l’appassionato d’arte, attraverso i cui occhi e le cui pagine possiamo intravedere l’Italia di un tempo, un’Italia diversa da quella che troviamo sui libri di storia, in una visione in parte distorta e stereotipata. Siena si trova in una posizione che la fa tappa obbligata per chi scende da Firenze verso Roma o viceversa, e rappresenta (andando verso Sud) l’ultimo centro urbano ‘civile’ prima delle lande desolate della Val d’Arbia e d’Orcia, dei monti aridi di Radicofani, del Lago di Bolsena e della campagna romana. Inoltre, Siena è praticamente attraversata dalla Via Francigena, che fin dall’alto Medioevo viene percorsa da pellegrini da e per Roma. È anche la meta toscana preferita dai viaggiatori del Grand Tour, dopo Firenze. Nelle pagine di diario di chi si ferma per qualche tempo nella città del Palio, ritroviamo una Siena descritta a forti tinte. Quando comincia l’epoca del Grand Tour, Siena è già sotto il dominio mediceo, e anche all’occhio straniero non sfugge la decadenza e l’abbandono, la desolazione che assale non appena ci si allontana dalla via principale; la popolazione senese si è infatti molto ridotta, forse 15.000 persone rispetto alle 100.000 della città libera. Il commercio e l’economia in generale hanno subìto una battuta d’arresto, e l’artigianato (un tempo grande risorsa della città) è ormai in declino. Tuttavia, la penna dello scrittore-viaggiatore straniero descrive più volentieri i colori forti della città (il rosso dei mattoni, il bianco e nero del Duomo), regalandoci una Siena da cartolina. Inoltre, Siena è considerata luogo prescelto sia per chi desideri passare un’estate salutare, respirando aria buona, sia per chi voglia imparare la lingua italiana nella sua forma più pura. Scrive infatti un viaggiatore illustre, Richard Lassels: "La gente qui è molto educata e anche socievole; la qual cosa, unita alla salubrità dell’aria, ai buoni esercizi dei gentiluomini, alla purezza della lingua e ai grandi privilegi, fa sì che molti stranieri tirino le briglie e trascorrano l’estate a Siena". Siena è una città che offre ai viaggiatori l’immagine dell’Italia che essi hanno e cercano, per questo a volte viene dipinta in modo stereotipato e immaginifico. Questa è la Siena che gli intellettuali del Grand Tour vedono, o vogliono vedere. Sono passati diversi secoli da allora, eppure non possiamo fare a meno di pensare che molti dei viaggiatori moderni, che passeggiano per le strade e per i vicoli, siano essi turisti o studenti, la vedano esattamente nello stesso modo: salubre, fortemente cromatica, linguisticamente pura, bizzarra, bellissima.
FIORA |