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IL PARLAMENTO

 

Il Parlamento italiano è formato da due distinte Camere: la Camera dei Deputati e il Senato. Esse rappresentano tutti i cittadini italiani, uomini e donne, che eleggono sia i deputati che i senatori. Poiché secondo la Costituzione le due Camere hanno compiti e poteri del tutto uguali, per quanto riguarda in particolare l’esercizio della funzione legislativa, si parla spesso a riguardo di "bicameralismo perfetto".

La durata normale della "legislatura", vale a dire del periodo di attività della Camera e del Senato, è di 5 anni. Al termine di questo periodo, salvo lo scioglimento anticipato di cui parleremo più avanti, vengono fissate le elezioni politiche. Dal 1993 è stato introdotto in Italia un nuovo sistema elettorale misto, che prevede l’elezione dei membri delle due Camere con il sistema maggioritario per il 75%, e con il sistema proporzionale per il restante 25%. Questo significa che, su 100 deputati o senatori, 75 sono scelti tra i candidati che hanno avuto il maggior numero di voti e 25 vengono eletti con metodo proporzionale per permettere anche ai partiti minori di essere rappresentati in Parlamento. Tuttavia, la ripartizione della quota proporzionale avviene solo tra le liste che abbiano ottenuto almeno il 4% dei voti a livello nazionale.

Nonostante l’eguaglianza di compiti e poteri, esistono alcune differenze tra i due organi, in primo luogo per quanto riguarda il numero dei loro componenti. Nella Camera ci sono, infatti, 630 deputati (art. 56, co. 2 Cost.), tutti eletti dai cittadini, mentre i membri del Senato sono 315 (art. 57, co. 2 Cost.). Una seconda differenza sta proprio nel fatto che fanno parte del Senato anche membri che non sono eletti direttamente dai cittadini. La Costituzione prevede, infatti, che siano membri "di diritto" del Senato gli ex presidenti della Repubblica e che il Presidente della Repubblica possa nominare senatori a vita "cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario" (art. 59 Cost.). La terza differenza riguarda i cittadini che possono eleggere i componenti delle due Camere ("elettorato attivo") e coloro che possono essere eletti deputati o senatori ("elettorato passivo"). Il diritto di votare un membro della Camera si acquista con la maggiore età (18 anni), mentre i cittadini che votano i membri del Senato devono avere minimo 25 anni; ai cittadini invece che vogliono diventare deputati si richiede un’età minima di 25 anni, mentre per essere eletti senatori bisogna avere almeno 40 anni.

Passiamo ora alle funzioni più importanti del Parlamento. Le due Camere sono innanzitutto titolari della funzione legislativa, del potere cioè di fare le leggi, che esse, secondo il principio del bicameralismo perfetto, esercitano "collettivamente", vale a dire su un piano di assoluta parità (art. 70 Cost.).

Oltre a quello legislativo il Parlamento ha un altro potere molto importante, che caratterizza tutti i sistemi (repubbliche o monarchie) "parlamentari", basati sulla posizione centrale di questo organo all’interno del sistema istituzionale, il potere cioè di dare o negare la fiducia al Governo, costringendolo nel secondo caso alle dimissioni. La Costituzione stabilisce, infatti, che il Governo, dopo la sua formazione, debba presentarsi sia alla Camera che al Senato per avere la fiducia, e che in qualunque momento possa essere presentata, da almeno un decimo dei membri delle due Camere, una "mozione di sfiducia" che, se approvata, provoca le dimissioni dell’Esecutivo (art. 94 Cost). E’ importante ricordare che nel sistema italiano il voto negativo di una o di entrambe le Camere su una qualsiasi proposta di legge del Governo non vuole dire sfiducia e non ha come conseguenza l’obbligo delle dimissioni, a meno che non sia proprio il Governo a porre sulla proposta la cosiddetta "questione di fiducia", vale a dire la previsione delle dimissioni in caso di voto contrario da parte di una delle Camere.

Il Parlamento ha, infine, un potere di controllo sull’attività del Governo, che viene esercitato con gli strumenti delle "interrogazioni", delle "interpellanze" e delle "inchieste".

L’interrogazione è una domanda scritta che viene fatta al Governo per sapere se un determinato fatto è vero, se un’informazione è esatta, se ci sono documenti o notizie da comunicare, o se il Governo sta per decidere dei provvedimenti su una questione specifica. Poiché questo strumento ha lo scopo di conoscere, esso è spesso usato anche da deputati o senatori che fanno parte della maggioranza che sostiene l’Esecutivo.

Anche l’interpellanza è una domanda scritta che viene fatta al Governo per conoscere i motivi della sua azione su questioni che riguardano la sua politica. Essa ha però un carattere più politico e viene usata spesso dai membri dell’opposizione come uno strumento di controllo.

Mentre le interrogazioni e le interpellanze vengono usate dai singoli membri del Parlamento, l’inchiesta viene decisa su questioni di interesse pubblico da ciascuna delle due Camere, che nomina a tale scopo una commissione specifica composta in modo tale da rappresentare in maniera proporzionale tutti i gruppi politici presenti in essa (art. 82 Cost.).

 

ANTONIO