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Pasta - origini |
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LA
PASTA
Tutti
sanno che la pasta, un po’ come la pizza, è il nostro piatto nazionale. Quasi
tutti gli italiani ne mangiano qualche forchettata almeno una volta al giorno
(si calcola che il consumo medio annuo per ogni italiano sia di trenta chili). Nonostante
ciò, secondo molti la pasta non sarebbe stata inventata in Italia, ma, al
contrario, sarebbe stata portata nella Penisola da Marco Polo di ritorno dal suo
viaggio in Cina nel 1291. Ma a
smentire questa tesi esistono molti documenti scritti che testimoniano la
presenza della pasta in Italia già prima della lunga missione
dell’esploratore veneziano nel “celeste impero”. Tra essi un testo
risalente al 1244, nel quale un medico di Bergamo assicura ad un suo paziente
pronta guarigione, a patto che non si cibi ne’ di carne, ne’ di frutta, di
cavoli e … di pasta! (Non debes comedare aliquo frutamine neque de carne, bovina nec de sicca
neque de pasta lissa nec de caulis …). In
realtà l’abitudine di mescolare insieme acqua e farina per creare un alimento
che potesse essere mangiato, dopo essere stato cotto in acqua, è antichissima e
risale addirittura a tremila anni prima di Cristo. Sicuramente gli Etruschi
conoscevano qualcosa di simile alla nostra pasta. In alcune tombe costruite da
questo popolo (IV secolo a. C.), infatti, sono state ritrovate delle pitture,
nelle quali sono raffigurati alcuni strumenti tipici per la preparazione della
pasta, come il mattarello e la spianatoia. Un
alimento non molto differente era anche presente nella dieta dei Romani.
Sappiamo, ad esempio, che Orazio e Cicerone andavano pazzi per la lagana,
un piatto costituito da strisce di un composto sottile fatto di acqua e farina (è
proprio da questo nome che deriva la parola italiana lasagna). Un tipo di alimento questo, che, in forma di timballo,
viene descritto anche da Apicio, nel suo De
re coquinaria libri. Posto
che la pasta esiste in Italia dalla notte dei tempi, ci si potrebbe chiedere che
origine essa abbia nella forma con la quale la conosciamo e la mangiamo noi
oggi. Pare che tale origine debba essere ricercata in Sicilia e, più in
particolare, nel piccolo paesino di Trabia, non lontano da Palermo, dove si
usava impastare acqua e farina per farne del cibo in forma di fili (una cosa
molto simile ai nostri spaghetti!). Il fatto che per indicare questo alimento si
usasse la parola araba “itriyya”, ci fa pensare che esso fosse stato
portato in Sicilia dagli Arabi durante il Medioevo, ma purtroppo non esistono
fonti scritte che ce lo confermino.
La
pasta che abbiamo noi oggi si divide in due grandi categorie: la pasta secca e
quella fresca. Il primo tipo di pasta viene prodotta con la semola di grano
duro, mentre la seconda viene fabbricata con farina di grano tenero e uovo. A questa differenza ne corrisponde un’altra che riguarda le
abitudini alimentari degli italiani. Vi siete mai chiesti, infatti, perché nel
Nord Italia è tradizionalmente più
diffusa la pasta fresca all’uovo, mentre al Sud si mangia di più la pasta
secca? La risposta è molto semplice. Il clima del Sud, generalmente caldo e
secco, è più adatto alla coltivazione del grano duro. L’umidità che
caratterizza il clima del Nord, invece, favorisce la coltivazione del grano
tenero.
Per
quanto riguarda le forme di pasta ecco le principali: La pasta
corta – il formato più diffuso è
quello delle penne, che possono essere lisce o rigate. Ad esse si aggiungono i
maccheroni, i rigatoni, i fusilli, i garganelli e molti altri tipi. La pasta
lunga – di questa categoria fanno parte
gli spaghetti, i fusilli lunghi, i bucatini e le linguine. E’ molto importante
sapere che la pasta lunga è particolarmente adatta per le salse a base di
pomodoro e olio d’oliva, mentre sarebbe da evitare con i ragù e i condimenti
a base di verdure, che non rimangono attaccati alla pasta quando viene
arrotolata. Lasagne
– con questo nome generico si indica l’impasto di farina e uova che viene
spianato e poi tagliato in forme diverse a seconda delle differenti tradizioni
regionali. Tra i tipi di pasta che rientrano in questa categoria ricordiamo le
tagliatelle, le pappardelle, i pizzoccheri, le fettuccine e i tonnarelli. La pasta
per minestre – i formati che rientrano
in questa categoria (chiamata con il termine generico “pastina”) sono adatti
al brodo o alla zuppa. Esempi sono i quadrucci, i ditali, le stelline, le
farfalline, i tubetti e gli anellini. Un’eccezione è costituita dai
maltagliati, che possono essere usati anche come pasta secca. La pasta
ripiena – questo tipo di pasta viene
tradizionalmente fatta in casa. Adatta per essere cotta in brodo o al forno,
essa può avere al suo interno carne, formaggio o verdure.
L’acqua nella quale cucinare la pasta deve sempre essere abbondante (1
litro di acqua per ogni 100 grammi di pasta). E’ consigliabile quindi usare
una pentola capiente, possibilmente con un’altezza superiore al suo diametro. l sale deve essere aggiunto quando l’acqua inizia a bollire (10 grammi
per ogni litro d’acqua) e non prima! Il tempo di cottura della pasta dipende dal tipo di formato e dal suo
spessore. Il punto giusto di cottura è comunque raggiunto quando essa diventa
tenera all’esterno, mentre la sua parte interna è ancora dura (la cosiddetta
“pasta al dente”). Mai passare la pasta sotto l’acqua fredda dopo averla scolata! Così
facendo toglieste alla pasta il suo amido colloso necessario perché essa possa
assorbire i sughi e i ragù. Buon
appetito!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ANTONIO |