Pura si come ...
Home ] Su ] Successiva ]
 

PURA SI COME UN ANGELO

(Atto II – Scena V)

 

Alfredo è partito per Parigi per cercare un rimedio alla difficile situazione economica in cui lui e Violetta si trovano. Violetta, rimasta sola nella casa di campagna dove ormai da tempo i due vivono, riceve l’inaspettata visita del padre del giovane, Giorgio Germont.

Libretto

Pura siccome un angelo

Iddio mi die’ una figlia;

Se Alfredo nega riedere

In seno alla famiglia,

L’amato e amante giovine,

Cui sposa andar dovea,

Or si ricusa al vincolo

Che lieti ne rendea.

Deh, non mutate in triboli

Le rose dell’amor,

A’ prieghi miei resistere

Non voglia il vostro cor.

Versione

Dio mi ha dato una figlia

Pura come un angelo;

Se Alfredo rifiuta di ritornare

Dalla sua famiglia,

Il giovane che la ama,  che da lei è amato,

E con cui doveva sposarsi,

Romperà il vincolo

Che li ha resi felici.

Vi prego, non trasformate in spine

Le rose dell’amore,

Non fate che il vostro cuore

Resista alle mie preghiere.

 

 

Riflessioni linguistiche

Die’: diede. Forma arcaica del passato remoto, terza persona singolare, del verbo “dare”.

Riedere: ritornare. Il verbo “Riedere” è di uso solo letterario. Esso deriva dal latino “redire”, dove il prefisso “red-” indica il movimento all’indietro.

Cui: pronome relativo invariabile usato con le preposizioni e senza articolo (in cui, su cui, con cui etc.) (ad esempio: "questo è l’appartamento, in cui abito" o " gli amici, con cui sono uscito ieri, sono molto simpatici"). Esso equivale al pronome relativo “quale” preceduto dalla preposizione + articolo. Quando “cui” compare da solo è implicita nel significato la presenza della preposizione “a” (cui = a cui) (ad esempio: "lo spettacolo, cui ho assistito, era molto divertente"). Quando “cui” compare con la preposizione “in”, può essere sostituito con l’avverbio “dove” (in cui = dove).

Si ricusa: rifiuta. Usato nel linguaggio letterario il verbo “ricusare” significa “ rifiutare, “non accettare”. Nel linguaggio giuridico assume il significato specifico di “non accettare”, riferito ad un giudice, o anche ad un teste, sostenendo l’esistenza di motivi che impediscono il corretto svolgimento di un processo.

Dovea: doveva. Forma arcaica dell’imperfetto indicativo del verbo “dovere”.

Rendea: rendeva. Forma arcaica dell’imperfetto indicativo del verbo “rendere”.

Triboli: sofferenze. La parola, in uso nel linguaggio letterario, deriva dal latino “tribulare”. Questo termine significava in origine “schiacciare con il tribolo” con riferimento in particolare al grano (il “tribolum” era, infatti, lo strumento usato per schiacciare il grano). In età cristiana esso ha assunto il significato di “tormentare, affliggere”, che è poi rimasto nella lingua italiana.

 

Commento per gli esperti

La scena V è incentrata sul lungo duetto tra Germont e Violetta, e costituisce il cuore drammatico di tutta l’opera, dove, ancora una volta, la dialettica tra le emozioni dei due personaggi viene espressa musicalmente in maniera magistrale.

Nel recitativo iniziale Germont mostra nei confronti di Violetta una fredda ostilità, che Verdi esprime “nella forma di uno stridulo tritono tra la voce e l’orchestra” (Budden). Agli occhi dell’anziano genitore la donna non è altro che una prostituta responsabile di portare suo figlio alla rovina. L’orgoglio e la dignità, con le quali Violetta reagisce, lo colgono però di sorpresa: lei è donna, in casa sua e lui non può permettersi un simile atteggiamento. Violetta mostra a Germont i documenti che provano come, pur di continuare a vivere con Alfredo, lei non abbia esitato a vendere tutti i suoi beni. L’atteggiamento di Germont diventa allora più pacato e l’ostilità lascia il posto ad una pietà, che porta la musica ad addolcirsi in un verso legato (“Ah, il passato perché, perché v’accusa?”). Violetta risponde con una frase ascendente, che contrasta con il verso precedente: lei ama Alfredo e il suo pentimento cancellerà tutti i peccati del passato (“Più non esiste … or amo Alfredo, e Dio lo cancellò col pentimento mio”). Ma, subito dopo, l’accenno di Germont alla necessità di un sacrificio (“Un sacrificio chieggo”), infondono in lei un profondo timore, sottolineato dal tremolo degli archi.

Con l’aria “Pura si come un angelo” Germont motiva la sua richiesta a Violetta di lasciare per sempre Alfredo. Il matrimonio della figlia rischia di essere compromesso dall’unione immorale tra i due e questo non può essere accettato da quella mentalità borghese, di cui Germont è incarnazione. Sua figlia è pura, vergine, e dunque ha diritto a vedere il suo sogno d’amore coronato da un’unione matrimoniale. Violetta invece no. Lei è e rimarrà sempre, agli occhi della società che la circonda, una prostituta, senza nessuna possibilità di riscatto.

 

ANTONIO