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Storia |
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L’UNIFICAZIONE D’ITALIA A differenza di alcuni altri Stati europei, la storia di un’Italia
unita è molto recente: dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente,
avvenuta nel 476 d.C., la nostra penisola ha ritrovato una unità stabile
soltanto nel 1861, anche se l’identità di un popolo “italiano” non è
stata mai messa in discussione. All’origine del processo di presa di coscienza nazionale e di
unificazione avvenuto nel corso dell’Ottocento sta probabilmente la situazione
di malcontento generale seguita alla Restaurazione. Con il Congresso di Vienna
(1815) e la fine degli ideali rivoluzionari, l’Italia si trova divisa fra
l’Austria, che governa direttamente il Nord (Lombardia, ex-Repubblica di
Venezia, Trentino, Valtellina) e indirettamente il Centro (con i Ducati di
Parma, Modena e il Granducato di Toscana), i Borboni al Sud nel Regno delle Due
Sicilie, lo Stato Pontificio al Centro e i Savoia
che governano il Piemonte e la Sardegna. La divisione politica ha importanti effetti negativi sullo sviluppo
economico della penisola perché limita gli scambi commerciali, impedisce
l’uso di una moneta e di un peso unici e lo penalizza con le tasse doganali.
È quindi soprattutto tra la
borghesia imprenditoriale e specialmente nelle aree economicamente più avanzate
che si creano i presupposti per la nascita di una vera e propria coscienza
nazionale. Tuttavia, i moti rivoluzionari degli anni 1820-21 e 1830-31 falliscono
miseramente poiché non riescono a coinvolgere le masse popolari, e le Società
Segrete (fra cui la Carboneria) contano troppo sull’aiuto dei sovrani, sempre
pronti a voltar faccia per il proprio tornaconto. Il sentimento
nazionale si incanala quindi in due linee di pensiero e di azione: una, più
democratica e popolare, portata avanti da Giuseppe Mazzini, il quale aspira a
un’Italia unita, indipendente e repubblicana; l’altra, più moderata, è
capeggiata da Vincenzo Gioberti, il quale propone la soluzione di una
confederazione di stati italiani presieduta dal Papa. Le idee rivoluzionarie di
Mazzini sembrano per il momento avere il sopravvento e sfociano nel 1848 (anno
di rivoluzioni in tutta Europa) in una serie di sommovimenti popolari. A
Palermo, in Campania, in Toscana, in Piemonte e nello Stato Pontificio il popolo
insorge e i sovrani si trovano costretti a promulgare nuove costituzioni (che,
tuttavia, avranno vita breve). Nel
Lombardo-Veneto, territorio allora austriaco, l’insurrezione viene
appoggiata dal re di Sardegna, Carlo Alberto, dando vita così a quella che è
definita la I Guerra d’Indipendenza
(1848). Carlo Alberto, con l’aiuto del Papa Pio IX e degli altri Stati
italiani sembra avere la meglio; ma, quando il Papa si ritira, dichiarandosi
neutrale, l’esercito sabaudo viene sconfitto. Fallito il tentativo moderato e federalista, i democratici non si
arrendono e le insurrezioni continuano a Firenze, Roma, Napoli e Venezia. La
guerra contro l’Austria sembra continuare, ma nell’estate del 1849
l’esercito di Carlo Alberto subisce una dura sconfitta a Novara e in breve
tempo l’Austria riprende il controllo di gran parte della penisola.
Si delinea a questo punto la necessità di un’azione politica e
militare unica e organizzata, e le speranze di molti si rivolgono al nuovo
sovrano del Regno di Sardegna, Vittorio Emanuele II, l’unico governante che
mantiene la costituzione emanata durante i moti del 1848. Lo Stato Sabaudo
intraprende una serie di riforme e ammodernamenti, che mirano a indebolire il
potere ecclesiastico e soprattutto a trovare alleati contro l’Austria portando
la “questione italiana” all’attenzione europea. L’occasione giusta si presenta quando il nuovo ministro del Regno di
Sardegna, Camillo Benso Conte di Cavour, decide di partecipare alla Guerra di
Crimea (1853-1856), che vede coinvolte le più grandi potenze
europee. L’intervento militare porta Cavour al successivo Congresso di
Parigi (1856), durante il quale il ministro sabaudo indica la necessità di
un’Italia unita per il mantenimento della pace in Europa e propone
il Regno di Sardegna come stato-guida per l’unificazione italiana.
Tutto ciò sfocia, nel 1859, in un’alleanza con la Francia e negli accordi di
Plombières fra Cavour e Napoleone III, con cui la Francia (sotto certe
condizioni) si impegna a sostenere il Regno di Sardegna in una guerra contro
l’Austria. Mentre Mazzini continua la sua propaganda rivoluzionaria soprattutto al
Sud, a Cavour non rimane altro che provocare l’Austria alla guerra; ciò si
verifica nell’aprile 1859 e comincia così la II
Guerra d’Indipendenza. La guerra si risolve in pochi mesi a
favore dell’esercito franco-piemontese; tuttavia, le perdite subìte spingono
Napoleone III a interrompere le ostilità e a firmare l’Armistizio di
Villafranca con l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe. Ciononostante, i
popoli del centro-nord Italia (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana) si ribellano
al ripristino dello status quo
previsto dagli accordi di Villafranca, e mediante plebisciti chiedono di
annettersi al Regno di Sardegna: Napoleone III è costretto ad accettare il
nuovo assetto dell’Italia centro-settentrionale, ma chiede in cambio Nizza e
la Savoia, che diventano territori francesi. A questo punto l’Italia risulta divisa in due: i Savoia al Centro e al Nord, il Papa al Centro, i Borboni al Sud. Il Regno delle Due Sicilie, tuttavia, proprio in questi anni sta attraversando una profonda crisi e l’azione democratica mazziniana lo rende il prossimo candidato all’unificazione.
Il recupero delle terre del Sud avviene non tanto grazie alla fine
politica di Cavour quanto grazie ai (più o meno) taciti accordi fra Vittorio
Emanuele II e Giuseppe Garibaldi. In gran segreto, con l’appoggio del re,
Garibaldi organizza una spedizione di militari volontari (i
Mille) che nel maggio 1860 partono da Quarto (vicino a Genova) per
raggiungere e “liberare” il Sud. I garibaldini sbarcano in Sicilia e in
breve tempo si impadroniscono dell’isola; l’entusiasmo è tale che tutte le
regioni del Sud insorgono e il sovrano borbone Francesco II deve scappare e
rifugiarsi a Gaeta. Cavour si trova allora costretto a giustificare e “legalizzare” agli
occhi della Francia le insurrezioni: decide pertanto di mandare dal Nord
l’esercito piemontese incontro ai garibaldini conquistando l’Umbria e le
Marche. I due eserciti, quello regolare piemontese con a capo Vittorio Emanuele
II e quello volontario guidato da Garibaldi, si incontrano a Teano, in Campania,
dove Garibaldi consegna i territori conquistati nelle mani del re. Così, dopo l’annessione delle regioni del Sud attraverso plebisciti
popolari, il Regno di Sardegna diventa
ufficialmente Regno d’Italia “per grazia di Dio e volontà della nazione”,
come viene solennemente proclamato nel primo Parlamento italiano il 17 marzo
1861. Per completare FIORA
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