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STRIDE LA VAMPA

 (Atto II, quadro I)

 

La scena è ambientata sulle montagne della Biscaglia dove degli zingari hanno il loro campo. Sta nascendo il giorno e tutti si preparano a partire per il vicino villaggio. Azucena siede vicino al fuoco e lo guarda. Interrompe il canto degli altri con una frase "Mi vendica". Manrico, rimasto solo con la madre, le chiede spiegazioni di quella frase che Azucena ripete ossessivamente. Azucena racconta quello che è successo tanti anni prima. La madre di Azucena è stata accusata dal vecchio Conte di Luna di essere una strega e per questo è stata bruciata. Alla morte di sua madre, Azucena con il suo bambino in braccio e sconvolta, ha rapito il figlio del Conte di Luna e l’ha gettato sul fuoco per vendicare la morte della madre. Ma il terribile dubbio di Azucena è questo: ha ucciso il figlio del Conte di Luna o suo figlio?

Libretto

Versione

Azucena

 Azucena

Stride la vampa! - la folla indomita
Corre a quel
foco - lieta in sembianza;
urli di gioia - intorno echeggiano:
cinta di sgherri - donna s’avanza!
Sinistra splende - sui volti orribili
la tetra fiamma - che s’alza al
ciel!
Stride la vampa!- giunge la vittima
nero-vestita, - discinta e scalza!
Grido feroce - di morte levasi;
l’eco
il ripete di balza in balza!
Sinistra splende - sui volti orribili
la tetra fiamma - che s’alza al
ciel!

La fiamma stride! La folla contenta e disordinata
corre verso quel fuoco;
intorno si sentono le urla di gioia:
si soldati portano una donna!
Sulle facce crudeli della gente
splendono le fiamme del fuoco che si alza al cielo!
La fiamma stride e la vittima arriva,
è vestita di nera, spettinata e senza scarpe!
La folla urla crudeli frasi di morte
e queste arrivano fino alle montagne!
Sulle facce crudeli della gente
splendono le fiamme del fuoco che si alza al cielo

....

....

Condotta ell’era in ceppi al suo destin tremendo!
Col figlio sulle braccia, io la
seguia pangendo.
Infino ad essa un varco tentai, ma invano, aprirmi...
invan tentò la misera fermarsi a benedirmi!
Ché, fra bestemmie oscene, pungendola coi ferri,
al rogo la cacciavano gli scellerati sgherri!
Allor, con tronco accento: "Mi vendica!"
esclamò.
Quel detto un’eco eterna in questo
cor lasciò.

Lei era portata legata verso la morte!
Io, con il figlio in braccio, la seguivo piangendo.
Ho cercato di arrivare fino a lei, ma senza risultato:::
la poveretta ha cercato inutilmente di darmi l’ultimo saluto.
Fra oscene bestemmie, pungendola con le spade,i soldati delinquenti la guidavano verso il fuoco!
Allora, con voce rotta dal pianto, mi ha detto: "Vendicami!"
questa frase è per sempre entrata nel mio cuore.

   

Manrico

La vendicasti?

Manrico

L’hai vendicata?

   

Azucena

Il figlio giunsi a rapir del Conte:
lo trascinai qui
meco... Le fiamme ardean già pronte.

Azucena

Ho rapito il figlio del Conte:L’ho trascinato qui con me... le fiamme ardevano già pronte

   

Manrico

Le fiamme!... oh ciel!... tu forse?....

 Manrico

Le fiamme! ... oh cielo! ... tu forse? ...

   

Azucena

Ei distruggeasi in pianto...
Io mi
sentiva il core dilaniato, infranto!...
Quand’ecco agli egri
spirti, con in un sogno, apparve
la vision ferale di spaventose larve!
Gli sgherri ed il supplizio!... La madre smorta in volto...
Scalza, discinta!... il grido, il noto grido ascolto...
Mi vendica!... La mano convulsa tendo... stringo
la vittima... nel
foco la traggo, la sospingo...
Cessa il fatal delirio... l’orrida scena fugge...
La fiamma sol divampa, e la sua preda strugge!
Pur volgo intorno il guardo e innanzi a me
vegg’io
Dell’empio Conte il figlio.
..

Azucena

Il bambino piangeva...
io mi sentivo il cuore dilaniato, distrutto!...
Quando ai miei sensi sconvolti, come in un sogno, è
apparsa
l’orribile visione di vermi spaventosi!
I soldati e il supplizio!... Mia madre pallida
scalza e spettinata!... risento il grido, il noto grido...
Vendicami!... tendo la mano tremante... afferro
la vittima... la butto nel fuoco, la spingo...
La visione tremenda smette... la scena orribile
scompare...
solamente la fiamma divampa, e consuma la sua
preda!
Mi guardo intorno e davanti a me vedo
il figlio dell’empio Conte...

   

Manrico

Ah! Che dici?

Azucena

Mio figlio avea bruciato!

Manrico

Ah! Che dici?

 

Azucena

Avevo bruciato mio figlio

   

Manrico

Che dici! Quale orrore!

 Manrico

Che dici! Quale orrore!

   

Azucena

Sul capo mio le chiome sento rizzarsi ancor!

Azucena

Sento ancora i cappelli rizzarsi intesta!

 

Azucena rappresenta il primo ruolo di grande importanza scritto da Verdi per un mezzo-soprano. La frase musicale di Stride la vampa ci presenta il personaggio e il racconto di quanto è avvenuto (condotta ell’era in ceppi) è considerata la più ampia e complessa delle arie di narrazione dopo il sogno di Francesco de I Masnadieri.

 

Riflessioni linguistiche

Stride: l’uso del presente per raccontare un fatto avvenuto nel passato è ancora molto popolare. Serve, di solito, per rendere più viva la narrazione.

Foco:  molto usato per fuoco.

ciel:  molto usato per cielo.

levasi: per "si leva". Molto spesso nei libretti i pronomi, riflessivi, si legano alla fine della forma verbale.

il:  con il significato di  "lo",  3ª persona singolare maschile del pronome diretto.

ell’ (ella): 3ª persona singolare femminile del pronome soggetto. È molto meno usato di egli (cfr.) ed è normalmente sostituito da "lei". Viene ancora usato nel parlato in ambienti dov’è richiesta una lingua molto ufficiale (rivolgendosi al Presidente della Repubblica, si dice: "Ella, Signor Presidente, voglia gradire in più deferenti omaggi"). A volte è ancora usato nella lingua scritta sempre in un contesto ufficiale e burocratico.

Seguia:  seguivo. Nei libretti la prima persona singolare dell’Imperfetto usa spesso la terminazione della terza personal singolare.

ché: perché.

esclamò: passato remoto del verbo "esclamare".

un’eco eterna: da notare che in italiano la parola "eco" è femminile.

Vendicasti: passato remoto del verbo "vendicare".

giunsi: passato remoto irregolare del verbo "giungere".

meco: con me. Questa forma, di diretta derivazione latina, è molto usata nei libretti anche per la altre persone singolari (teco - con te, seco - con sé)

ardean: ardevano.

Ei: egli.

spirti: spiriti, in questo caso con il significato di sensi.

sol: molto usato per solo, solamente.

vegg’io:  per veggo io. Questa forma è molto usata per "vedo".

avea: avevo/aveva.

ancor: ancora.

 

Commento per gli esperti

Azucena è un personaggio al limite della follia. Questo tema appassiona Verdi anche per i suggestivi riferimenti al teatro di Shakespeare, di cui era un grande appassionato. Insieme alle atmosfere notturne, il fuoco è l’altro grande protagonista del Trovatore.

Scrive il Budden: "Stride la vampa" ha una dimensione drammatica che le viene data dal Si che ritorna come un’idea fissa. Due volte esso compare come terza della tonalità di Sol maggiore, mentre in tutti gli altri casi è la dominante di Mi minore, e in quanto tale viene prolungato nella frase finale in un trillo di quattro battute mentre le armonie dell’accompagnamento sembrano torcersi e rivoltarsi in un tentativo di fuga". (da J. Budden, Le Opere di Verdi, vol. 2° dal Trovatore a La forza del destino, EDT/Musica).

 

LUCA BONOMI