Toscano
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DIALETTI:

IL TOSCANO E IL SENESE IN PARTICOLARE

 

 

Grazie al ruolo svolto dal cinema e dalla televisione, la parlata toscana è forse oggi quella più conosciuta in Italia, probabilmente anche per la sua relativa comprensibilità. C’è chi dice, infatti, che il fiorentino, l’aretino, il lucchese, etc… non siano dei veri e propri dialetti (ma non vogliamo qui entrare nel merito della questione), poiché in realtà i tratti di differenziazione dallo standard italiano sono minimi se li confrontiamo ad esempio con il sardo o il siciliano; tuttavia esistono. Certo è che io (senese) non capirei una sola parola a sentir parlare un siciliano in dialetto, ma sfido il siciliano a capire me sentendomi parlare velocemente con un altro toscano!

Scherzi a parte, anche i dialetti toscani hanno delle caratteristiche proprie e (sorpresa!) si differenziano tra loro in modo netto, tanto che per un senese è facile capire se una persona viene da Firenze o dalla Val di Chiana (e viceversa).

  Ma quali sono le peculiarità dei dialetti toscani? Forse il tratto più famoso e più imitato (e sicuramente il più importante) è la cosiddetta “gorgia”, cioè la spirantizzazione (a volte fino al completo dileguo) delle consonanti occlusive sorde /p, t, k/, e in parte sonore /b, d, g/, e delle affricate /tò, dg/  (usiamo fra /…/ i simboli dell’IPA, International Phonetic Alphabet). Facciamo qualche esempio: a Firenze andato diventa andao, a Siena i ceci diventano i scesci (ma la grafia rende solo parzialmente l’effettiva pronuncia!!!). Attenzione, però! La gorgia funziona solo in determinati contesti sintattici: ecco perché chi vuole imitare la parlata toscana e dice a hasa per a casa, in realtà prende un granchio poiché in questo caso la “c” non solo si pronuncia, ma si pronuncia doppia (come se fosse scritto accasa)!!! Tuttavia, la Toscana non è omogenea da questo punto di vista e ci sono zone in cui la gorgia non esiste (per es., la Val di Chiana  e il Monte Amiata).

  Un tratto comune ai dialetti toscani che riguarda invece il lessico è la tripartizione degli aggettivi e pronomi dimostrativi in questo-codesto-quello, a fronte dello standard italiano questo-quello; la tripartizione si riflette anche sul sistema avverbiale qui-costì-lì e qua-costà-là, fino a formazioni (incredibili per un non-toscano) del tipo costaggiù, costassù.  Codesto, costì, costà si riferiscono a una persona, una cosa o un punto nello spazio vicino al nostro interlocutore, cioè la persona a cui stiamo parlando.

  Ma passiamo al vernacolo senese in particolare. Oltre a condividere gli elementi toscani generali, la parlata di Siena e della zona limitrofa alla città (ma non corrispondente alla provincia) presenta altri tratti. Dal punto di vista morfologico si nota la persistenza di un sistema arcaico di articoli determinativi (es. 1), la forma –ano per la 3^ persona plurale del presente indicativo dei verbi di tutte e tre le coniugazioni (probabilmente un livellamento in analogia e sulla base della prima coniugazione regolare) (es. 2), le forme degli aggettivi possessivi mi, tu, su per mio/a, tuo/a,  suo/a (es. 3), l’uso della 2^ persona singolare anche per la 2^ persona plurale nei tempi dell’imperfetto indicativo e congiuntivo (es. 4):

 

1)      Mi fanno male ll’occhi.

2)      I bambini dormano come gghiri.

3)      La mi mamma ‘un c’è.

4)      C’eri voi alla festa?

 

 Nel senese si ha il raddoppiamento della consonante iniziale di parola dopo parola tronca (con accento sulla vocale finale) e dopo una serie di monosillabi (per es., a, da, tre, etc...) e dopo come se ha valore comparativo (vedi es. 2):  vado a ccasa, vengo da tte, vorrei tre mmele. Inoltre, per quello che riguarda la pronuncia, oltre alla famosa gorgia,  a Siena la “s” dopo “l”, “r”, “n” diventa “z” (nell’IPA /ts/): insieme si pronuncia inzieme.

E infine il lessico, le parole, quello che davvero allontana gli italiani regionali d’Italia. Ecco qualche esempio dal senese:

 

citto  =  bambino, ragazzo, fidanzatino

boncitto  =  buono (riferito a persona)

garba(re)  =  piacere

mira!, mi’!  =  guarda!

locco  =  stupido, tonto

desina  =  pranzo

 

Da notare che mira e locco (con “o” chiusa) (e altri termini ormai desueti) hanno una corrispondenza nello spagnolo: con significato pressoché identico nel caso dello sp. mirar (= guardare) e affine nel caso dello sp. loco (= pazzo); ispanismi o pura coincidenza.

Dobbiamo concludere dicendo che la tendenza attuale di tutti i dialetti toscani è quella di muoversi verso un “toscano” che miri alla eliminazione o comunque alla messa da parte di quegli elementi sentiti come troppo locali, ovvero i dialetto toscani (come altri) si muovono verso uno standard regionale.

 

FIORA