ULISSE
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Ulisse si trova nella bolgia (= fossa, zona) dei consiglieri fraudolenti, cioè persone che in vita hanno dato cattivi consigli: hanno peccato con la lingua (con la parola), e nell’Inferno sono trasformati in lingue di fuoco, condannate a bruciare per l’eternità. Ulisse si trova qui a causa dell’inganno del cavallo di Troia (raccontato da Virgilio nell’Eneide) e altri inganni tramati con Diomede, ma l’immagine che Dante ne dà, è molto particolare e sottolinea un altro aspetto della vita dell’eroe greco: il viaggio oltre le colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra), che gli antichi consideravano come la fine del mondo abitato. Da un lato, il poeta ammira il coraggio di Ulisse e il suo desiderio di conoscere; dall’altro, denuncia la sua presunzione, e descrive il naufragio della sua nave di fronte alla montagna del Purgatorio quale giusta punizione divina. Nei versi seguenti, si legge il discorso che Ulisse, appena superate le colonne d’Ercole, fa al suo equipaggio per convincerlo a continuare nell’impresa:
‘O frati’, dissi ‘che per cento milia perigli siete giunti all’occidente, a questa tanto picciola vigilia de’ nostri sensi ch’è del rimanente, non vogliate negar l’esperienza, di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza’.
(Inferno, canto XXVI, vv.112-120)
Ulisse si rivolge ai suoi uomini, chiamandoli fratelli (frati) e gli ricorda che, dopo tanti pericoli, sono finalmente arrivati al limite del mondo: come possono, adesso, tornare indietro e rinnegare la loro stessa natura, che li spinge al coraggio e alla conoscenza (virtute e canoscenza)? La vita è molto breve (tanto picciola vigilia) e per loro, ormai vecchi, questa è l’ultima possibilità di seguire il loro vero essere; purtroppo questa esperienza sarà fatale, poiché hanno sopravvalutato le proprie possibilità.
FIORA
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