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Un di' felice ... |
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UN
DI’ FELICE, ETEREA … (Atto
I – Scena III) Gli
invitati al ricevimento di Violetta si danno alle danze. Lei, colta da un
malore, è costretta a fermarsi e a sedersi in un angolo. Alfredo la raggiunge e
coglie l’occasione per dichiararle il suo amore.
Riflessioni
linguistiche Eterea: l’aggettivo “etereo” indica ciò che riguarda
l’etere, il cielo. Esso può assumere, come in questo caso, il significato
traslato di “puro”, “incontaminato”. Balenaste: passato remoto del verbo “balenare”. Questo
verbo ha il significato di “apparire all’improvviso”. Esso deriva
probabilmente da “balena”, il cetaceo che gli antichi percepivano nella loro
mente come un mostro fantastico che appariva e scompariva all’improvviso. Vissi: passato remoto del verbo “vivere”. Fuggitemi: imperativo del verbo “fuggire”. Qui il verbo
“fuggire” è costruito in modo
transitivo; il pronome personale oggetto “mi”, riferito a Violetta che
parla, costituisce il suo oggetto diretto. Alla costruzione transitiva (fuggire qualcosa
o qualcuno) si preferisce oggi una costruzione intransitiva con la
preposizione “da” (fuggire da qualcosa o da qualcuno). Il
verbo “scappare”, che ha lo stesso significato di “fuggire”, è oggi più
usato nell’italiano parlato. Amistade: amicizia. Parola arcaica di uso letterario. V’: vi. Pronome indiretto seconda persona plurale (a
voi). Da notare che in tutta l’aria viene usato il “voi” come forma di
cortesia. Tale forma, in uso nell’800 e nella prima metà del ‘900,
nell’italiano contemporaneo è stata sostituita dal “lei”. Commento per gli
esperti Dopo che gli ospiti hanno lasciato la sala per darsi
alle danze, la conversazione “in parlante” tra Violetta e Alfredo continua
sulla musica del valzer che si sente fuori scena. L’orchestra riprende il suo
intervento con l’arioso di Alfredo “Un dì felice eterea”, nel quale il
giovane dichiara il suo amore per Violetta. La melodia, sostenuta all’inizio
dai leggeri pizzicati degli archi, esprime nel suo carattere intimistico tutto
il sapore di una confessione. Essa si apre poi nel magnifico slancio “Di
quell’amor, ch’è palpito”, che tornerà in tutta l’opera come il
tema dell’amore tra Alfredo e Violetta. Violetta viene colta di sorpresa da
una tale dichiarazione e cerca di difendersi dal sentimento che suscita in lei
Alfredo portando la conversazione sulla vita futile e superficiale che conduce.
“Alfredo ostinatamente prosegue nel suo inno all’amore, “Croce e
delizia al cor”, che sarà ricompensato da Violetta con un melisma
delicato ed espressivo nella coda. La cadenza comunque, conserva accuratamente
il contrasto tra i due personaggi. Alfredo continua imperterrito con le sue
semicronie, Violetta con la sua agile coloritura” (Budden). ANTONIO
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