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Volterra |
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VOLTERRA
Gabriele d’Annunzio
la definiva “la città del vento e del macigno”. Luchino Visconti
l’ha dipinta con toni cupi e maestosi nel suo film “Le vaghe stelle
dell’Orsa”. Molti sono gli artisti, scrittori e i pittori e quant’altro,
che da sempre sono stati attratti dal fascino senza tempo di questa città,
magnifica perla bruna incastonata nel verde acceso delle colline toscane. Un
pò di Storia Le origini di Volterra
si perdono nei secoli. Le prime testimonianze della presenza umana risalgono
addirittura a duemila anni prima di Cristo, nel periodo dell’eneolitico,
quando la posizione privilegiata del luogo e la ricchezza di risorse minerarie
favoriscono la creazione dei primi insediamenti umani. La città vera e propria
viene però fondata più tardi dagli Etruschi, popolo dalle origini ancora
avvolte nel mistero, che, a partire dal VIII secolo a.C., aveva esteso il
proprio dominio su gran parte dell’attuale Toscana. Ed è proprio sotto la dominazione etrusca che Velathri
(questo l’antico nome di Volterra) diventa una città economicamente e
politicamente molto importante. In questo periodo Volterra è una sorta di città- stato (con mura lunghe ben 7
chilometri!) governata da un principe o “lucumone”; estende il suo controllo
su una grande parte del territorio circostante e fa parte di una confederazione
di dodici città etrusche chiamata “dodecadopoli”. Il periodo d’oro
della città finisce quando anche Volterra, come le altre città della
confederazione, è costretta a sottomettersi al dominio della crescente potenza
romana (260 a.C.), che progressivamente si sostituisce a quella etrusca nel
controllo della Toscana come di tutta la penisola. Sarà nel Medioevo che
Volterra riconquisterà la sua autonomia. Come molte città dell’Italia
centrale e settentrionale si organizzerà in libero Comune a partire dal XII
secolo. Tale rimarrà fino a quando il suo territorio cadrà definitivamente
sotto il dominio di Firenze ad opera degli eserciti di Lorenzo il Magnifico, che
nel 1472 conquisteranno e saccheggeranno la città. Per una visita. Che itinerario seguire? Oggi Volterra appare
agli occhi del visitatore come un tipico borgo medievale, il cui fulcro è
costituito dalla Piazza
dei Priori, che nel periodo comunale era il centro della vita politica
ed economica. E’ da qui dunque che non può che iniziare una passeggiata alla
scoperta della città. Sulla piazza si
affaccia il palazzo
dei Priori
(1208-1254), il più antico palazzo comunale italiano e tuttora sede del
Municipio (pensate che il palazzo dei Priori servì da modello per la
costruzione di Palazzo Vecchio a Firenze!). La facciata, con tre ordini di
finestre bifore, è ornata dagli stemmi dei diversi capitani che si sono
succeduti nell’amministrazione della città durante il dominio fiorentino.
Simboli del potere di Firenze sono anche i due leoni con scudi, detti anche mazzocchi,
posti su colonne ai due lati del palazzo. Di fronte al Palazzo
dei Priori sorge il Palazzo
pretorio con la cosiddetta torre del Porcellino, nome che le deriva
dalla figura di animale posta su una mensola sopra l’ultima finestra. Anche se
la piccola statua è ormai quasi totalmente rovinata dal tempo, l’animale
rappresentato non sarebbe in realtà un porcellino, bensì un cinghiale. Sarebbe
questo un omaggio degli abitanti di Volterra ad un animale così comune nelle
campagne circostanti e così importante per l’alimentazione e per l’economia
soprattutto in epoca medievale (anche se sono tuttora molti i piatti tipici a
base di cinghiale). Se la Piazza dei Priori
è fin dall’età comunale il centro della vita politica cittadina, la piazza
di San Giovanni
è il fulcro della vita religiosa. Questa separazione tra spazi del potere
temporale e spirituale è una caratteristica della pianta urbanistica di molte
città medievali, soprattutto in Toscana. Sulla piazza sorge il
Duomo,
iniziato nel 1120, ampliato nel corso del ‘200 e profondamente modificato
all’interno nel ‘500. La facciata della chiesa è un tipico esempio
dell’abitudine medievale, ma comune anche ad altre epoche, di utilizzare,
nella costruzione degli edifici, materiali riciclati da precedenti strutture
soprattutto di età romana. Nel portale, infatti, sia l’architrave che le
colonne provengono dal teatro romano poco distante. Entrando nella
cattedrale si è subito impressionati dalla bellezza del soffitto ligneo a
cassettoni di epoca rinascimentale. Ma l’opera che colpisce di più è lo
splendido gruppo policromo della “Deposizione”
(i colori sono originali!) a destra dell’altare maggiore: si tratta
probabilmente dell’esempio meglio conservato in Italia di scultura lignea
romanica. Di fronte al Duomo
sorge il Battistero,
di pianta ottagonale, costruito nella metà del ‘200, che all’interno
custodisce una bella fonte battesimale opera del Sansovino. La cosa che
sorprende osservando il Battistero dall’esterno è la somiglianza della cupola
con quella della chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze; sembra infatti che
sia stato proprio Brunelleschi nel XV secolo a dare dei consigli sulla sua
costruzione, dopo aver progettato la copertura del duomo fiorentino. Costeggiando il
Battistero si imbocca una strada che porta direttamente alla prossima tappa
della passeggiata. Camminando non si può fare a meno di ammirare il panorama
mozzafiato sulle valli circostanti e magari fermarsi qualche minuto a curiosare
nelle numerose botteghe artigiane che si affacciano sulla via. Alla fine della
strada si esce per un attimo dalle mura cittadine per ammirare la Porta
all’Arco,
forse l’unico esempio rimasto di architettura civile etrusca. La porta, che
originariamente faceva parte della cinta muraria del IV secolo a.C., è stata
successivamente inserita nelle mura romane e poi medievali. Gli stipiti, in
calcare tufaceo ricco di conchiglie fossili, sono etruschi, mentre
l’archivolto con le tre misteriose teste poste probabilmente a protezione
della città, sono di epoca romana. Passando sotto la Porta
all’Arco ci si può incamminare nuovamente verso il centro della città
attraverso via di Porta all’Arco e via Matteotti, fino ad arrivare alla Piazzetta
San Michele,
dove in età romana aveva sede il foro. La piazza ospita la
piccola e graziosa chiesa romanica di San Michele (XIII secolo), ma soprattutto
la casa-torre
Toscano.
Originariamente costruite per difendere le principali vie di accesso alla città,
le case-torri divennero in età comunale le residenze dei nobili volterrani
costretti dalle autorità del libero comune a trasferirsi dai loro feudi in città
per poter essere meglio controllati. Durante il Rinascimento le famiglie più
importanti di Volterra iniziarono a costruire accanto a queste residenze dei
palazzi da adibire a loro sede di rappresentanza sul modello dei palazzi
fiorentini. Questa struttura torre-casa-palazzo è particolarmente visibile
nella casa-torre Toscano, ma anche in quelle Buonparenti e Marchesi poco
distanti, come in altre costruzioni simili sparse nel centro cittadino. Proseguendo per Via
Guarnacci e seguendo le indicazioni si arriva, infine, al Teatro Romano. Il Teatro fu
costruito nel I secolo d.C. dalla ricca famiglia di origine etrusca dei Caecinae,
che lo offrì in dono all’imperatore Augusto per assicurarsene i favori. Il
buono stato di conservazione in cui è giunto fino a noi è dovuto al fatto che,
una volta caduta in disuso, l’intera struttura venne usata nel corso dei
secoli come discarica di rifiuti e quindi ricoperta da strati di materiale di
scarto. Osservando il monumento dall’alto
si può avere un’idea di come fosse strutturato un tipico teatro di età
romana. E’ innanzitutto visibile la cavea, di forma semi circolare, dove
prendevano posto gli spettatori. Le persone che non potevano permettersi di
pagare molto per un biglietto dovevano accontentarsi dei posti nelle ultime
file, mentre gli spettatori più facoltosi sedevano più in basso e potevano
quindi godere di una visuale migliore. Le famiglie più in vista della città
avevano addirittura dei posti riservati con i loro nomi iscritti sulla pietra
(alcuni di essi sono visibili ancora oggi!). Di fronte alla cavea si trova
l’orchestra, dove prendeva posto il coro, e la scena, dove avveniva la
rappresentazione vera e propria. Dietro alla scena trovava spazio quello che nei
teatri di oggi sarebbe il foyer, un luogo destinato alla conversazione nelle
pause degli spettacoli. Questo spazio è oggi occupato dai resti di un edificio
termale di epoca posteriore. Con la splendida veduta
del Teatro Romano ha fine la breve passeggiata nel centro storico di Volterra.
Certo molte sarebbero ancora le cose da vedere! Se si ha ancora qualche ora a
disposizione molto interessante può essere la visita ai due principali musei
cittadini. La Pinacoteca
(Palazzo Minucci-Solaini), poco distante dalla zona del Teatro romano, dove tra
l’altro è possibile ammirare la “Deposizione” di Rosso Fiorentino (1521),
capolavoro assoluto del Rinascimento; e il Museo Etrusco Guarnacci (Palazzo
Desideri-Tangassi), nel quale è conservata la celebre “Ombra della Sera”,
un bronzetto votivo che rappresenta una figura umana stilizzata, avvolta da un
fascino misterioso e ambiguo. Se la stanchezza non
prende il sopravvento, prima di lasciare la città è possibile fare un salto
nella zona delle Balze
per ammirare uno spettacolo impressionante della Natura. Le Balze sono una sorta
di finestra aperta sulla geologia della collina sulla quale sorge Volterra. Esse
sono il risultato dei crolli degli strati sabbiosi e arenacei superiori
provocati dagli agenti atmosferici. Lo scenario, soprattutto in inverno, è
tanto affascinate quanto cupo e inquietante. Sembra addirittura che ad esso si
sia ispirato Dante Alighieri per la descrizione di alcuni paesaggi
nell’Inferno. ANTONIO Per qualsiasi
informazione su Volterra è disponibile on-line il sito www.comune.volterra.pi.it
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