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What's Viterbo? |
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WHAT’S VITERBO ?
Questo
mi sono sentita chiedere a Siena da uno studente straniero, molto simpatico e
spiritoso, a cui stavo dicendo che vivevo a Viterbo. Ovviamente stava scherzando
e con la sua domanda voleva sottolineare che vivevo in un luogo sconosciuto, di
cui non si sapeva nulla, neanche “cosa” fosse. Non nascondo di
essermi sentita un po’ come Peter Pan, abitante della “città che non c’è”,
ma non mi sono stupita perché anche molti miei compatrioti, molti italiani, non
sanno che la città dove vivo è un luogo molto antico, fondato dagli Etruschi,
abitato e fortificato dai Romani, sede del primo Conclave della storia della
Chiesa. Le possenti mura
di peperino risalenti al Medioevo che circondano Viterbo racchiudono un centro
storico ricco di magnifiche chiese e di bei palazzi molto antichi. Cuore del
centro storico è il quartiere S. Pellegrino con le vie strette, le bifore e i
“profferli”, scale esterne che portano ad un piccolo balcone sul quale si
apre la porta d’ingresso della casa, il tutto sorretto da un arco slanciato e
lavorato in eleganti forme geometriche. Si tratta di un elemento tipico
dell’architettura viterbese rimasto come era circa 1000 anni fa. Tra i quartieri
antichi della città incontriamo piccole piazze su cui si affacciano magnifici
palazzi, nobili dimore dall’architettura elegante con giardini interni e
terrazze pensili, ma anche casette piccole, modeste, dalle finestre strette e
dalle porte anguste; tuttavia, ogni muro, ogni pietra appartiene al passato e
sembra raccontare un fatto accaduto un giorno di tanto tempo fa. Camminando in
queste vie, tra questi vicoli stretti, si respira un’aria diversa, sembra
quasi di essere sospesi nel tempo, al centro di una piazza il suono argenteo
dell’acqua di una fontana. Ci sono molte piazze e molte fontane a Viterbo, che
in tempi lontani era conosciuta come la città delle 100 fontane, e alcune di
queste, più antiche, sono dette a “fuso” a causa della particolare forma a
fiore della cuspide terminale, forma in cui alcuni studiosi hanno individuato la
persistenza di un elemento decorativo etrusco. Un tempo le
fontane rappresentavano la vita del quartiere perché erano il luogo di incontro
delle donne che andavano ad attingervi l’acqua per la casa e degli uomini che
vi portavano ad abbeverare le bestie. Lungo il Corso
Italia incontriamo l’antico Caffè Schenardi che, anche se in maniera più
modesta, si riallaccia alla tradizione culturale e mondana dei Caffè italiani
più famosi. Al di fuori della
cinta muraria, proprio di fronte a Porta Fiorentina, c’è un bellissimo parco
pubblico chiamato Prato Giardino, dove è possibile passeggiare nel verde e che
ogni giorno ospita bambini, ragazzi e persone alla ricerca di serenità. Più lontano, in
periferia, si trovano due centri termali che raccolgono le acque curative,
conosciute e apprezzate fin dai tempi dei Romani, di una sorgente sulfurea detta
il “Bullicame” ricordata anche dal
sommo poeta Dante Alighieri nella sua opera più famosa “La
Divina Commedia”. La gente è
semplice, cordiale e ben disposta verso chi arriva da lontano, non è raro che
persone sconosciute ti salutino e ti sorridano incontrandoti per strada. Insomma, io sto
bene a Viterbo e sono contenta di vivere qui con la mia famiglia, perché,
ancora non l’ho detto, ma anche io sono una “straniera” e vengo da
lontano; anche se sono italiana, non sono nata e cresciuta qui, eppure sento che
questa è ormai la mia città, una città non molto grande, sconosciuta a molti,
lontana dagli itinerari turistici più famosi e proprio per questo è un posto
segreto e magnifico, tutto da scoprire, come l’isola di Peter Pan,
“l’isola che non c’è”. ALESSANDRA STEFANI |